
Demina, N & Pizziolo, M 2017, Dipinti sull’acqua. Da Magnasco a de Conciliis. (1720-2017), Il Cigno GG, Roma.
L’ampio catalogo, a cura di Marina Pizziolo e Natalia Demina, curatrice del Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo, propone un dialogo a distanza tra pittori italiani che nell’arco di tre secoli hanno affrontato il tema dell’acqua. Dalle poetiche visioni di mari, laghi e fiumi che raccontano paesaggi del passato, si arriva a un’acqua elevata a dimensione altra, a riflessione sugli eterni temi del vivere.
Una rassegna che presenta, tra gli altri, capolavori di Alessandro Magnasco, Carlo Antonio Tavella, Pietro Benvenuti, Achille Befani Formis, Leonardo Bazzaro, Guglielmo Ciardi, Pietro Fragiacomo, Beppe Ciardi, Emma Ciardi, Vittorio Corcos, Vincenzo Caprile e Piero Guccione. Per concludersi con un meraviglioso assolo di de Conciliis: artista che riesce ancora a raccontare l’acqua nelle forme della natura, senza perdersi nell’aneddotica descrittiva di una pittura di luoghi e senza trasformare l’acqua in uno scenario esclusivamente mentale.
“Abbiamo fame di lentezza, abbiamo bisogno di tempo per poter sentire, per poter vedere, per poter capire. I dipinti di de Conciliis sono potenti fermi immagine. Le sue acque placide sono specchi ustori diretti contro i nostri occhi per farci capire che il mondo è la meravigliosa arca che ci salverà. E se il mondo si può salvare, ci possiamo salvare anche noi. Paesaggi come pittura di protesta? Sì, perché dove la natura è aggredita, è aggredito anche l’uomo. E quindi dipingere la bellezza di un paesaggio significa invocare un’umanità liberata dal male.
L’acqua è una strana dimensione. Non esiste come dimensione dell’uomo, giacché non è una dimensione che l’uomo può connotare. È uno spazio, certo, ma uno spazio atipico: qualificato solo dal moto che può attraversarlo, non da uno stato in luogo, impossibile per la sua fluidità. È uno spazio che non trattiene traccia del passaggio dell’uomo. Quindi il suo tempo è fuori dell’historia: il suo tempo non è cronologico, ma meteorologico. Perenne mutazione che non ha direzione, dunque, non ammette progresso. Mari, fiumi, laghi sono dunque i non luoghi di un accadere senza storia: regno di un viaggio che, quando non è eroico attraversamento, è volo introspettivo. Ma anche in questo volo a cui i dipinti di de Conciliis ci invitano, l’acqua sa rimanere acqua. Anche quando l’orizzonte, come accade in molte delle sue ultime tele, sale fino a uscire dallo spazio del quadro, l’acqua rimane acqua di fiume, di lago, di mare. Acqua che scorre, che riflette, che trasporta. I dipinti di de Conciliis sono in grado di restituirci l’odore del fiume, l’incanto dei riflessi, il tremito dello scorrere dell’acqua, i suoi brividi al tocco del vento. De Conciliis riesce a raccontare l’acqua, un’acqua reale, senza perdersi però nelle secche della banale descrizione di un luogo. Questo per me è lo splendido corto circuito della sua pittura”.
