Comprare prima che il museo arrivi

Decidere prima del sistema

L’accesso come condizione. Operare prima della validazione istituzionale è un metodo applicato da Art Consulting in diversi contesti internazionali. L’India ne offre una dimostrazione verificabile. A metà degli anni 2000 il sistema internazionale dell’arte iniziava a guardare all’India. Le gallerie occidentali aprivano sedi, le case d’asta registravano le prime battute importanti, qualche istituzione europea cominciava a documentarsi e acquisire. La validazione museale internazionale non era ancora avvenuta. Ma il punto non era essere in India, era avere accesso diretto prima del sistema. Art Consulting aveva relazioni dirette con gli artisti: non mediazioni commerciali, non filtri galleristici, ma rapporti personali costruiti nel tempo. Questo permetteva di entrare negli studi prima che le opere entrassero nel circuito, la visione del lavoro in corso, il dialogo diretto sull’opera non ancora esposta e non ancora promessa. Le gallerie restavano interlocutori necessari, ma la decisione avveniva nello studio.
Senza questo, arrivare prima non avrebbe avuto valore. Con questo accesso, il tempo diventava una variabile decisionale: comprare prima che il sistema si chiudesse intorno a un nome.

La decisione prima della validazione. Il lavoro con i collezionisti a New Delhi e Mumbai seguiva una sequenza precisa. Prima una visita alle gallerie, per rispetto del sistema e delle relazioni commerciali degli artisti. Poi insieme negli studi, dove la scelta avveniva davvero. I collezionisti erano presenti in ogni momento: negli studi, nelle trattative, nelle scelte. Non come acquirenti guidati, ma come protagonisti di un processo condiviso. Nello studio l’opera era spesso ancora in lavorazione, non pubblicata e non ancora promessa: certamente disponibile. È in questo momento che la decisione ha valore: non quando il nome è già una certezza, ma quando il giudizio deve sostituire la garanzia.
Nel 2010, mentre il Centre Pompidou preparava la mostra Paris-Delhi-Bombay le conversazioni con i curatori, i galleristi e gli artisti restituivano un quadro preciso di quali opere e quali nomi stessero entrando nella selezione curatoriale. Non informazioni ufficiali: lettura diretta del sistema attraverso le relazioni costruite nel tempo. Le opere venivano quindi acquisite mesi prima dell’inserimento ufficiale nella mostra e della pubblicazione. Non era una scommessa, era un giudizio critico autonomo, verificato dalla vicinanza al sistema e dalla conoscenza diretta degli artisti. Un’esperienza che i collezionisti vivevano in prima persona. E i collezionisti erano lì quando accadeva.

Parigi, 2011. Le opere acquisite mesi prima dai collezionisti negli studi di New Delhi e Mumbai sono state esposte alla mostra Paris-Delhi-Bombay al Centre Pompidou, una delle prime grandi esposizioni sull’arte indiana contemporanea (25 maggio – 19 settembre 2011) e pubblicate nel catalogo ufficiale. Tra queste: opere di Jitish Kallat, Bharti Kher, Shilpa Gupta, Reena Saini Kallat, Sudarshan Shetty, Riyas Komu, Mithu Sen, Tukral & Tagra, Sunil Gawde, Sakshi Gupta. I collezionisti erano presenti insieme agli artisti all’inaugurazione e le sale del Centre Pompidou sono state l’occasione dell’incontro tra i collezionisti e le loro opere appese alle pareti del museo. Solo dopo la mostra sono entrate nelle collezioni private. La validazione è stata successiva, la scelta era precedente.