Direzione di musei e fondazioni d’arte

Dirigere è decidere

Dall’istituzione al patrimonio. Nel corso degli anni Marina Pizziolo e Romano Ravasio hanno assunto incarichi di direzione di diverse istituzioni: il Museo Treccani e la Fondazione Corrente di Milano, la Fondazione Bandera di Busto Arsizio, e hanno costituito e diretto la Fondazione Francesco Pellin a Varese. Le istituzioni già attive avevano sedi, pubblico, programmazione espositiva e riconoscimento ufficiale. Programmi di mostre, conferenze e collezioni permanenti erano fruibili. La collezione Guttuso di Francesco Pellin era invece inizialmente privata, senza progetto istituzionale e destinazione pubblica. In tutti i casi, musei aperti o collezione privata, la situazione era la stessa: opere, storia e attività esistevano. Mancava una direzione culturale capace di renderle apprezzabili da un pubblico più ampio.
Nel caso del Museo Treccani l’artista era ampiamente promosso in ambito culturale con mostre e presente nelle raccolte pubbliche e private, ma non esisteva un archivio riconosciuto né un’autorità di riferimento per l’autenticità delle opere. La circolazione di falsi e attribuzioni non controllabili rendeva incerta la consistenza reale della produzione. L’esposizione permanente era quasi una memoria privata.
La Fondazione Bandera aveva una propria collezione non visibile e un calendario di mostre senza una linea culturale stabile.
La collezione Pellin era un deposito di tesori nascosti in casse, caveau e solo in minima parte esposti.

La direzione come atto decisionale. Il rapporto con queste istituzioni segue una progressione precisa: non una carriera che cresce, ma una responsabilità che si radicalizza. Ogni incarico ha proposto una linea vincolante: trasformare le istituzioni da luoghi di memoria in soggetti culturali vivi.
Alla Fondazione Corrente Marina Pizziolo entra nel comitato scientifico dopo la mostra organizzata alla Triennale di Milano per il cinquantesimo anniversario della Liberazione e quella sulla collezione Stellatelli, al Museo della Permanente, dedicata agli artisti di Corrente. La Fondazione aveva ruolo e prestigio, ma la sua attività restava conferenziale e nostalgica. La decisione, come membro del Comitato con delega alle attività culturali, è renderla operativa: mostre degli artisti ancora vivi, ricostruzione pubblica del movimento, uscita verso istituzioni esterne. Il progetto per Palazzo Reale di Milano con Vittorio Sgarbi, con la mostra Corrente. Le parole della vita, e la mostra a Palazzo Strozzi a Firenze, Aligi Sassu. Antologica 1927-1999, entrambe con catalogo Skira, nascono da questa impostazione.
Segue la direzione del Museo Treccani, che ospitava le opere dell’artista e fondatore di Corrente, Ernesto Treccani, con effetti diretti sul pubblico e anche sul mercato. Nello stesso edificio, la Casa delle Rondini, dove aveva sede il Museo Treccani, Marina Pizziolo e Romano Ravasio fondano l’Archivio Treccani e gli Archivi di Corrente, con annuncio pubblico ufficiale e ne assumono la direzione. Prima non esisteva un’autorità formale: l’artista, per discrezione, evitava posizioni pubbliche sui falsi, e il movimento non aveva un riferimento unico. Gli archivi introducono una posizione vincolante, rompendo gli equilibri esistenti: opere escluse, attribuzioni contestate, ritiri dal mercato. Le mostre cambiano natura: non più celebrative, ma ricostruzioni storico-critiche dell’intero percorso, dagli anni Trenta alla fine.
La responsabilità si allarga a un’istituzione intera. La Fondazione Bandera di Busto Arsizio chiama Marina Pizziolo e Romano Ravasio per organizzare una mostra su Treccani e Corrente. Alla mostra seguirà la richiesta di dirigerla. La direzione è totale: programma, budget, rapporti con case editrici, selezione degli artisti. E la scelta è netta: abbandonare la programmazione eterogenea precedente e fare della fondazione un laboratorio dedicato all’arte contemporanea italiana emergente. Artisti selezionati prima della validazione del mercato, mostre costruite come cicli curatoriali, cataloghi e libri firmati.
Con Francesco Pellin la condizione precede l’incarico: curare la collezione in crescita. Francesco Pellin, imprenditore di Varese, aveva costruito una grande collezione privata di opere di Renato Guttuso, in parte conservata in casse e caveau. La proposta, accolta prima che qualsiasi attività curatoriale iniziasse, è stata esplicita: la collezione doveva diventare Fondazione, poi museo. Art Consulting ha seguito ogni passaggio istituzionale, definito l’allestimento permanente, impostato la politica espositiva. La grande mostra a Roma con catalogo Electa è stata la prima prova pubblica di un patrimonio che prima non aveva forma istituzionale.

I risultati della direzione. In tutte le istituzioni dirette il cambiamento è stato dello stesso tipo: non crescita quantitativa, ma cambio di scala e di identità. La Fondazione Corrente è entrata nel circuito istituzionale maggiore. Le mostre a Palazzo Strozzi di Firenze e a Palazzo Reale di Milano, entrambe con catalogo Skira, non sono stati eventi isolati: sono stati il risultato di una linea culturale precisa. Il Museo Treccani ha acquisito un’identità storica stabile, con una programmazione che ha sostituito le mostre celebrative con ricostruzioni sistematiche dell’opera dell’artista e del movimento. La Fondazione Bandera, museo di dimensione locale, ha prodotto durante la direzione cataloghi Skira per ogni ciclo espositivo. La scelta editoriale non era accessoria: era la misura della linea culturale adottata. Un contenitore generico è diventato un laboratorio riconoscibile. La Fondazione Francesco Pellin esiste ancora ed è attiva. È il risultato più concreto: prima non esisteva nulla, oggi è un’istituzione pubblica con collezione permanente, storia espositiva documentata e catalogo Electa.
In tutti i casi la programmazione eterogenea è stata sostituita da una linea esclusiva. Le istituzioni hanno guadagnato identità attraverso le esclusioni, non attraverso le aggiunte. Questa è la differenza tra gestire un museo e dirigerlo.