Arte pubblica sostenibile per città sostenibili

Pizziolo, M & Ravasio, R 2026, Arte pubblica sostenibile per città sostenibili, enhanced Challenge, EdiXion, Dubai.

Può l’arte pubblica respirare con i ritmi della natura? In un mondo che troppo spesso parla di sostenibilità solo in termini di pannelli solari e raccolta differenziata, questo libro propone una rivoluzione concettuale. La sostenibilità dell’arte pubblica non è solo una questione tecnica, ma una dimensione etica che tocca il cuore stesso del fare artistico. Ogni opera d’arte pubblica è, prima ancora che visibile, una soglia percettiva che interroga il nostro rapporto con l’ambiente, la comunità, il futuro. Dalla progettazione alla dismissione, ogni scelta diventa un atto di responsabilità verso le generazioni che verranno.

Il punto di partenza è concreto: Masdar City. Tra il 2018 e il 2020, Marina Pizziolo e Romano Ravasio in collaborazione con Masdar City – visionaria città negli Emirati Arabi concepita nel 2006 come prima città al mondo a emissioni zero – hanno sviluppato un modello inedito di arte pubblica sostenibile, ponendosi domande che nessuno prima aveva formulato con questa radicalità. Come si progetta un’opera che rispetti l’ambiente senza tradire l’autonomia artistica? Come si bilancia il rispetto delle tradizioni locali con l’innovazione contemporanea? Come si garantisce che l’arte generi impatto sociale positivo anziché ridursi a semplice ornamento urbano? Le risposte elaborate costituiscono oggi un modello replicabile ovunque, ma nascono da un’esperienza unica, quella che ha portato gli autori a collaborare con agenzie governative, istituzioni culturali e grandi artisti: tra i quali Tomás Saraceno, che selezionarono per la realizzazione di un’opera monumentale quando nel 2012 avevano ricevuto l’incarico di creare la collezione site specific per il nuovo campus della New York University ad Abu Dhabi, nella cui Library fu collocata.

Urbanizzazione accelerata senza infrastruttura culturale. Nei Paesi emergenti miliardi di persone si trasferiscono nelle città, ma queste crescono senza un’anima, senza identità, senza quella dimensione simbolica che solo l’arte sa costruire. Qui la sostenibilità diventa urgenza sociale: non possiamo permetterci di replicare gli errori dell’Occidente, dove l’arte pubblica troppo spesso è sinonimo di decorazione costosa e autoreferenziale: serve un approccio diverso. Quello che abbiamo sviluppato con il progetto “Globality-Locality” tra 2018 e 2020 per Expo Dubai. Il progetto, che ha ripensato radicalmente il rapporto tra arte e territorio e che si basava sul concetto di diffused museum. La città non è più un contenitore per l’arte, ma l’arte diventa tessuto connettivo urbano, dove ogni intervento dialoga con le tradizioni locali e i bisogni reali della comunità. Dubai è una città cresciuta velocemente, popolata da culture non interconnesse, che proprio nel 2020 iniziava a ripensarsi come elemento di aggregazione. Nel progetto “Globality-Locality” grazie a un innovativo social mapping, sviluppato in collaborazione con l’università di Al Ain, che ha letteralmente cartografato le anime di Dubai, l’arte diventa strumento per ricucire gli strappi, trasfromando lo spazio in soglia di incontro.

Una filosofia rivoluzionaria: l’arte come ecosistema. Non più oggetti da collocare nello spazio, ma organismi che nascono, crescono, si trasformano e – quando necessario – si dissolvono, restituendo alla terra ciò che hanno preso. È la fine del mito dell’eternità artistica, sostituito da una visione ciclica che abbraccia i ritmi naturali. Materiali che si degradano nobilitando il paesaggio; opere che evolvono con le stagioni; installazioni che diventano habitat per altre forme di vita. Un’arte che non si limita a rappresentare la natura, ma diventa natura – respirando, metabolizzando, rigenerandosi.

La sostenibilità dell’arte pubblica: una chiave per città vivibili. Le riflessioni qui raccolte nascono da vent’anni di collaborazione tra Marina Pizziolo e Romano Ravasio e istituzioni di tre continenti: dall’India al Sudafrica, da Abu Dhabi a Milano. Ogni progetto ha confermato una verità sempre più evidente: l’arte pubblica sostenibile non è un lusso per società evolute, ma una necessità per qualsiasi comunità che voglia costruire un futuro degno di essere abitato.