Bahar Heidarzade. Le mie pietre sono aquiloni

Pizziolo, M 2024, Bahar Heidarzade. Le mie pietre sono aquiloni, enhanced Challenge, EdiXion, Milano.

Una mostra per riflettere sulla violenza contro le donne. Il maestoso scenario del Castello Scaligero di Malcesine, borgo medievale affacciato sulle sponde del Lago di Garda, accoglie nel 2024 la mostra Le mie pietre sono aquiloni, una serie di installazioni dell’artista iraniana Bahar Heidarzade (Teheran, 1981).
L’esposizione, curata da Marina Pizziolo e Romano Ravasio, vuole stimolare una riflessione sul tema drammaticamente attuale della violenza contro le donne. Non per piangere le vittime di ieri, ma per salvare le vittime di domani, con la straordinaria forza della condivisione.
Bahar Heidarzade è nata in Iran, un paese dove sulle donne gravano pesanti divieti, che limitano drasticamente la loro libertà. Per poter essere libera, Heidarzade ha dovuto abbandonare il suo paese: se tornasse sarebbe punita con il carcere.
La mostra si pone in continuità con la ricerca dell’artista sul peso dei ricordi, simbolicamente rappresentati da pietre. Le pietre sono realizzate dall’artista in cartapesta, utilizzando fogli di quotidiani contenenti inquietanti notizie di cronaca: perché le memorie negative non sono solo quelle personali, ma anche quelle collettive, soprattutto da quando il sistema informativo ci fa bersaglio di un flusso ininterrotto di notizie.

L’installazione immersiva. Cuore dell’esposizione è la grande installazione immersiva realizzata nella Sala Labia del Castello Scaligero. Al centro della sala, a terra, è proiettato un video che ritrae l’artista sdraiata, schiacciata da un’enorme pietra. Le donne sanno farsi carico del dolore degli altri, più degli altri. E le donne sono troppo spesso vittime di atti di violenza.
Sopra il corpo di Heidarzade sono sospese nello spazio decine di pietre. I visitatori possono sentire il peso mentale di quelle pietre scagliate, ma bloccate in aria. “Ancora mani che lanciano pietre. Ancora donne vittime di atti di violenza”, scrive la curatrice Marina Pizziolo. “Dobbiamo imparare ad ascoltare le parole di quelle donne, prima che diventino grido. Solo così potremo fermare quelle pietre, scagliate in nome di qualcosa che non possiamo chiamare amore. E farle rimanere sospese, in volo. Siamo noi, insieme, a poter trasformare le pietre in aquiloni”.

La performance Stone XXL: il senso della condivisione. Su una parete della Sala è proiettata la performance Stone XXL che l’artista ha realizzato per le vie del borgo di Malcesine. Torna l’elemento del ricordo che assume le forme di un enorme masso, che in questo intervento performativo viene portato per le strade dall’artista e da chi si sente chiamato a intervenire in suo aiuto. La performance di Bahar Heidarzade è la condivisione di una fatica, la partecipazione a una pena, la liberazione collettiva da un dolore. Se siamo insieme, i ricordi non ci possono schiacciare. I ricordi, soprattutto quelli delle violenze subite, da noi o dagli altri, devono diventare azione, condivisione e quindi speranza. Solo così, un’altra volta, possono diventare un aquilone, capace di sollevarci in un volo che è misura della nostra umanità.
Negli spazi esterni del castello l’artista ha realizzato, invece, una serie di interventi site-specific di suggestione concettuale. Interventi che si inseriscono negli spazi in maniera poetica, senza cancellare la visione delle architetture e del paesaggio, ma creando il senso di un percorso: una sorta di filo d’oro che accende alcuni punti del castello, richiamando ai visitatori il tema della mostra.

Dal progetto espositivo al libro EdiXion. Le riflessioni sviluppate durante la mostra di Malcesine hanno trovato approfondimento nel volume Le mie pietre sono aquiloni, pubblicato da EdiXion nel 2024. Marina Pizziolo e Romano Ravasio, che hanno curato sia l’esposizione che la pubblicazione, hanno sviluppato attraverso anni di collaborazione con artisti internazionali una sensibilità particolare verso i temi della migrazione forzata e della violenza di genere. Il libro non solo documenta il progetto espositivo, ma amplia la riflessione sull’arte come strumento di denuncia sociale e di costruzione di ponti culturali tra diverse comunità.

Contenuti aumentati nel libro. Esplora i materiali multimediali integrati:
– p. 33: La curatrice della mostra dialoga con l’artista
– p. 43: Performance Stone XXL, maggio 2024
– p. 44: Come l’artista crea le sue pietre

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