De Marchi, C 2013, MinD/Body, DUCTAC, Dubai | 2021, enhanced rE-print, EdiXion, Dubai.
I video delle performance tra le pagine del libro. Questo volume è il rE-print di un libro fondamentale, ormai introvabile. La sua pubblicazione risponde a uno degli obiettivi di EdiXion, la casa editrice fondata da Marina Pizziolo e Romano Ravasio, ossia quello di mettere a disposizione della comunità culturale internazionale documenti unici, che sarebbero andati altrimenti perduti. Il libro è arricchito con i video delle performance di alcuni artisti che avevano partecipato al progetto, rendendo accessibile un patrimonio di ricerca artistica che nell’edizione stampata era documentato solo da immagini statiche. I sedici artisti emiratini protagonisti di questo libro sono: Abdullah Al Saadi, Anas Al-Shaikh, Cristiana de Marchi, Ebtisam Abdul Aziz, Hassan Sharif, Manal Al Dowayan, Mohammad Al Mazrouei, Mohammed Kazem, Noor Al-Bastaki, Nujoom AlGhanem, Rabi Georges, Saeide Karimi, Shaikha Al Mazrou, Siavash Yansori, Tarek Al-Ghoussein e Waheeda Malullah.
Un libro sulla body art in un paese arabo. Paradosso o provocazione? Tra i sedici artisti che compongono questo volume collettivo, Cristiana de Marchi, autrice e curatrice del progetto, emerge come figura di particolare rilievo per la radicalità del suo approccio alla body art. La sua posizione è unica: partecipa contemporaneamente come artista performer e come curatrice, rendendo MinD/Body un’opera ibrida e profondamente personale che rappresenta una delle prime testimonianze critiche sulla body art nel Golfo.
La raffigurazione del corpo è bandita dalla cultura islamica, eppure Cristiana de Marchi sceglie proprio la body art per presentare il suo lavoro e quello di altri quindici artisti, tra i quali Hassan Sharif, uno dei più influenti artisti del mondo arabo, e Abdullah Al Saadi, figura centrale della scena concettuale emiratina e voce determinante nel delineare i contorni del pensiero artistico locale. Un paradosso o una provocazione? Nessuna delle due cose. “Il corpo diventa un attrezzo, uno strumento per misurare il tempo e lo spazio”, scrive Cristiana de Marchi. La performance si rivela capace di unire, in un luogo e tempo determinato, artista e spettatore, allacciati in un dialogo creato essenzialmente dal corpo dell’artista e da una sua azione. È un’esperienza intensa, che fonde arte e vita, spazio e corpo, artista e testimoni.
L’arte di Cristiana de Marchi: un ponte affascinante tra arte araba e arte occidentale. Pur essendo un libro corale, il contributo di Cristiana de Marchi rappresenta l’asse portante dell’intero progetto, per la radicalità del suo approccio. La sua forza è quella di una poesia capace di dominare, con il suo sussurro, il rombo delle cose. Nella surreale performance Doing & Undoing. Motherhood, Fare & Disfare. Maternità, il palcoscenico scelto dall’artista è un mattatoio. “La performance esplora la dicotomia esclusione/inclusione, sacrificio/salvezza, attraverso una giustapposizione di presenze: la vittima e il carnefice, il testimone e la madre”, spiega l’artista. Tutta la scena è in bianco e rosso. Il bianco delle pareti del mattatoio, dei grembiuli e degli stivali dei macellai, il bianco del vestito di Cristiana. Il rosso è quello del sangue e della stoffa che Cristiana si ostina a ricamare. Lentamente il ricamo compone una parola: Motherhood, maternità. Il lavoro paziente dell’artista, il suo fare, è la risposta al dolore, la violenza e il disfacimento della morte che la circondano. I suoi minuti gesti femminili hanno la potenza dell’amore, che è la più alta forma del fare, poiché dà origine alla vita. Ricordandoci che la speranza non è un’utopia, ma un lavoro ostinato e coraggioso capace di costruire il futuro.
Contenuti aumentati nel libro. Esplora i materiali multimediali integrati:
– p. 33: Abdullah Al Saadi, Naked Sweet Potato, performance, 2000-2010
– p. 43: Cristiana de Marchi, Fish Market, performance, 2010
– p. 44: Cristiana de Marchi, Back up, performance, 2015
– p. 45: Cristiana de Marchi, Doing & Undoing. Motherhood, performance, 2014
– p. 73: Noor Al-Bastaki, Paths and Steps, performance, 2005