Paganin e Fioravanti. Il grido e il canto

Pizziolo, M & Zattini, M 2024, Paganin e Fioravanti. Il grido e il canto, Mart, Rovereto.

Dopo aver conquistato il pubblico del Mart di Trento e Rovereto, la mostra che mette a confronto l’opera di Ilario Fioravanti (Cesena, 1922 – Savignano sul Rubicone, 2012) e Giovanni Paganin (Asiago, 1913 – Milano, 1997) trova ora la sua naturale continuazione al Museo delle Carceri di Asiago, dove rimarrà aperta fino a febbraio 2026. Un dialogo intenso tra due interpreti di una scultura potente ed espressiva, che pone al centro la rappresentazione della figura umana: talora con accenti di grande drammaticità, sempre con la consapevolezza che scolpire significa interrogare il tempo attraverso il corpo.

Il confronto tra questi due longevi scultori che hanno attraversato il Novecento si rivela una potente lente di ingrandimento. Le differenze di poetica, di soggetto, di linguaggio plastico emergono in un appassionante corpo a corpo, che si propone come emblema delle diverse possibilità del figurativo.

Ilario Fioravanti e Giovanni Paganin non hanno ceduto alle sirene delle avanguardie, ma sono rimasti fedeli all’idea che scolpire è dare forma al corpo, in una ricerca inesausta che dà senso al tempo. Solo che per Paganin il corpo è potente simulacro, affondo solitario e consapevole nel dolore del vivere: un corpo che la rigorosa nudità colloca fuori del tempo. Mentre per Fioravanti il corpo è il luogo della storia, di un tempo che si declina nell’unicità poetica di donne, uomini e bambini che non rinunciano a giocare la loro parte nel teatro della vita.

Ecco, dunque, il senso di questo confronto. Il grido di Paganin e il canto di Fioravanti diventano paradigma del nostro coraggio necessario: quello di saperci sull’orlo dell’abisso, ma di riuscire a sperare.